Per i 15 anni dalla scomparsa del noto editore / sceneggiatore Sergio Bonelli, la casa editrice che prende il suo nome manda in edicola e fumetteria un volume antologico che racchiude 3 sue storie e tante foto con editoriali piuttosto interessanti.
€. 9,90
Le storie hanno per protagonisti i tre maggiori personaggi a cui Nolitta (il nome d'arte di Bonelli) ha prestato la penna. Nei primi due casi, Zagor e Mister No, anche l'ideazione.
Le storie ristampate vedono un classicone del Re di Darkwood, "Indian Circus", dove Zagor se la vedrà con un folle e razzista "collezionista di indiani", nella seconda Jerry Drake ha deciso ormai di partire lasciando il Brasile e nella terza Tex Willer fa tappa in una sperduta stamberga dove lo attendono fumanti colt '45!
Se la storia di Zagor, un centinaio di tavole, vede quello che, a parer mio, è lo zenith toccato dal maestro ligure Gallieno Ferri (primi anni settanta), con vignette da stropicciarsi gli occhi, una più bella dell'altra, la sceneggiatura è semplice e scorrevole e, ahimè, sempre molto attuale. Non un capolavoro ma molto, molto carina.
Quella di Mister No, con la quale Nolitta da' l'addio al personaggio nel lontano 2006, non mi ha mai entusiasmato: non so perché! Forse perché troppe volte l'antieroe ripete che non è un addio ma un arrivederci, forse perché forzatamente lo sceneggiatore inserisce tantissimi personaggi della lunga saga del pilota, vuoi perché, viaggio a parte, non accade praticamente nulla (ma è solo il frammento di una storia più lunga orchestrata dal fumettista milanese). Non so, mi sarei aspettato altro, dalle ultime pagine. Sempre gradevolissimi i disegni di Roberto Diso.
Mister No è lui, per me non ci sono mai stati dubbi!
L'ultima parte vede un Tex fare tappa in una bettola dove ci sarà un violento equivoco con alcuni bandidos. Piacevole nella sua brevità (disegni di Giovanni Ticci).
Belle e interessanti alcune fotografie contenute in questo almanacco, alcune delle quali non avevo mai visto, e direi imperdibile per ogni appassionato che si rispetti, fosse solo per avere ristampata in bianco e nero la celebre "Indian Circus".
Ad avercene, oggi, di autori così.

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