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venerdì 15 agosto 2025

Libro del giorno: Fantasmi di oggi e leggende nere dell'età moderna

 


Opera corale uscita questa estate per le edizioni Profondo Rosso, ha l'originale idea di dar vita all'immaginario testo redatto dal personaggio di Amanda Righetti (Giuliana Calandra), che compare nel capolavoro di Dario Argento "Profondo rosso", 1975, con lo stesso titolo.

Il volume, che come detto racconta le fittizie indagini soprannaturali della scrittrice Amanda Righetti (in realtà i vari racconti presenti nel libro sono di Mario Gazzola, Andrea Cappi, Paolo Di Orazio, Luigi Cozzi, Claudia Salvatori, Gianluca Margheriti, Roberta Guardascione e Enrico Luceri) ci porta a scoprire origini e misteri alla base di numerose storie inquietanti e viscerali che spaziano da macabre presenze (maschili o femminili), tragedie nascoste nel passato e/o oggetti in qualche modo dannati. 
Tutti molto interessanti. 

Diciamolo francamente: l'idea di dare vita al libro presente nel film stava lì, a portata di mano, eppure solo oggi, 50 anni dopo Profondo rosso, qualcuno ha finalmente avuto l'idea di realizzarlo; mi ci sono avvicinato con un po' di incertezze, perché temevo un prodotto con il solito fanservice che talvolta sta alla base di prodotti dedicati a un così illustre autore (Argento), e invece il risultato è più che buono! Le storie sono impeccabili, ben scritte e che appassionano, in diverse occasioni mi sono chiesto se non fossero vere leggende tramandate dai nostri compaesani, e al netto di qualche inevitabile omaggio (scopriteli tutti voi) che vive numeroso tra le pagine, il risultato è dannatamente originale! Non vedevo l'ora di voltare pagina per scolarmi un altro racconto!
Bravi.
Non ho trovato nessuno di questi episodi "scadente", poi ovviamente ognuno di noi, con i propri gusti e sensibilità, decide quale ha gradito maggiormente oppure no: io ho apprezzato particolarmente "Il segreto del monaco rosso", immaginando subito chi ne fosse l'autore, e "I bambini omicidi di Foggia".
Non vi dirò chi ha scritto cosa, scopritelo da soli, insieme alla curiosità sulla copertina (dipinta da Roberta Guardascione) che se la voltate...
Consiglio caldamente questo volume non solo ai fan di Dario Argento ma a tutti coloro che amano le storie ben scritte, angoscianti e macabre.
Ad avercene!
Chissà, forse i "tributi" al film sono tanti, troppi? E quelli al maestro romano pure? Può darsi, ma se le storie sono tratte dal volume che, nel film, Marc Daly utilizza per incominciare a far luce sul mistero, e se a mandarlo in libreria è un negozio che si chiama proprio come il film... qualcosa bisognerà pur attendersi! 

Ah! Volendo c'è la variante con la cover "originale" bianca e blu che compare nel film.
Bella!
Mi sa che piglierò pure quella, tanto i soldi per i libri son sempre spesi bene.
A presto! 

lunedì 21 luglio 2025

Libro del giorno: Dèmoni - la rinascita

 


Per la Cut-Up Edizioni, Lamberto Bava pubblica il terzo capitolo sui demoni (dopo Dèmoni e Dèmoni 2 - l'incubo ritorna, rispettivamente del 1985 e 1986) in formato cartaceo, cioè non più come film ma sotto forma di romanzo!

Trama! In un'isola non identificata geograficamente, un gruppo di ragazzi si riunisce per partecipare al lancio di un videogioco sui demoni, che finiranno per risvegliarsi e compiere un massacro.

Amo molto i film in questione, entrambi, e questa storia doveva essere la trama del terzo film, ma non avendo - credo - trovato distribuzione il buon Lamberto lo ha lanciato come romanzo. 
Chiariamoci subito: il fatto che non vi siano più i correttori di bozze è un grave problema che, spesso, viene imputato a noi indipendenti; qui vi sono accenti e apostrofi non sempre azzeccati, che possono rendere la lettura difficoltosa. 
Per il resto la trama è confusa, i personaggi non facilmente riconoscibili e il solito fan service non aiuta  a seguire lo svolgimento della storia, che resta debole e breve (non ha più di una settantina di pagine, rimpinguate da brevissimi ricordi del set dei due film e da racconti baviani non particolarmente felici). 
Insomma mi è parso che l'intera operazione sia un veloce modo per mandare comunque in orbita un terzo capitolo di Dèmoni, che avrebbe meritato ben più spazio e attenzione. 
Occasione mancata, secondo il mio ben misero parere.
Lamberto Bava resta uno dei migliori registi di genere che abbiamo in Italia, ma come scrittore non mi ha convinto...



mercoledì 8 settembre 2021

Libro del giorno: "Anatomia di un cuore selvaggio"

 


"Anatomia di un cuore selvaggio - autobiografia", Piemme Editore, Asia Argento.

Ho finito anche questa lettura.
Va bene, Asia si rivela senza filtri e senza censure (talvolta qualcuna piccina non ci sarebbe stata male), raccontando di sé, della sua famiglia e della sua travagliata vita (nonostante sia ancora una giovane donna) che l'hanno vista figlia di celebri genitori (non devo dirvi CHI sono il papà e la mamma. Vero?) un po' assenti, delle punte di depressioni, delle violenze subite e del marcio che c'è nel mondo del cinema (ma non è che gli altri ambienti siano così profumati) con parole che talvolta fanno provare empatia e tenerezza verso di lei, talvolta stomacano un po', nei ripetuti, incessanti ricordi di amplessi di varia natura e di larghe vedute, che francamente hanno finito per annoiarmi (sarà che sto invecchiando).
Ho una sola riflessione: a torto o a ragione, dipende sempre dai gusti, la Argento ha attraversato il nostro cinema, sia di genere che quello considerato di "serie A": Lamberto Bava, Michele Soavi, Dario stesso, George Romero, Peter Del Monte, Carlo Verdone, Abel Ferrara, Nanni Moretti, Van Sant, Sofia Coppola... è mai possibile che non sprechi una, e dico una sola sillaba su qualcuno di questi film? Va bene la ribellione giovanile (io non ne ebbi il coraggio), le droghe, la promiscuità e il rock, ma "La terra dei morti viventi"?, "Perdiamoci di vista", "Palombella rossa"...? Solo lontanamente accennati, Romero manco quello.
Sono poco più di 200 pagine che scorrono piacevolmente, scrive davvero bene, ma sarebbero potute essere 450 con aneddoti e ricordi dal set, che mi sarebbe piaciuto leggere.
Peccato!

mercoledì 4 dicembre 2019

L'occhio del cinema: Suspiria.

Uno degli indiscussi e indiscutibili capolavori di Dario Argento, una fiaba magica e spaventosa, sussurrata e sanguinosa quando serve.
Nella foto di scena Argento prepara lo "spettacolare" omicidio di "Patricia", interpretata dall'attrice svedese Eva Axén.
La Axén ebbe una figlia dal doppiatore e attore Adalberto Maria Merli, chiamata Euridice, che oggi fa spettacolo come i suoi genitori, dividendosi tra teatro e cinema.
Anche Merli ha lavorato con il regista romano ne "Il cartaio", del 2003.

martedì 26 novembre 2019

Libro del giorno: Paura.

Si tratta dell'autobiografia scritta dal "Maestro della Paura", appunto, Dario Argento pochi anni fa.

Il libro ripercorre l'infanzia, le prime armi, il successo e tutta la vita del regista romano, da "L'uccello dalle piume di cristallo" fino a "Dracula 3D", del 2011.

Ben scritto, pieno, interessante, scorrevole e sentito. L'autobiografia di Argento è davvero una bella lettura, sia che amiate il suo cinema, sia che lo conosciate poco o che non vi attiri affatto: è pieno di racconti, aneddoti, ricordi.
Recuperatelo!

mercoledì 20 novembre 2019

L'occhio del cinema: Zombi.



Zombi, Dawn o the Dead in originale, è un capolavoro del cinema horror “moderno”. Considerato, non a torto, un vero e proprio kolossal del cinema di paura. Vocabolo usato raramente per questo genere di film.
La pellicola, in realtà, di ricco ha poco o nulla… idea, trama e realizzazione a parte, ma lo vedremo presto.
Il film piacque, molto, al pubblico. Meno, assai meno, a quella nicchia di intellettualoidi, di radical chic che non potevano ammettere che si potesse fare un film di “denuncia”  sociale mostrando contemporaneamente squarci, morti che risorgono, amputazioni. 
Non era per loro ammissibile.
Ma Zombi è e rimane un fortissimo film di denuncia sociale, soprattutto verso una certa tendenza al consumismo americano (lo so, la parola stessa risulta vetusta e scevra ormai dal lontanissimo significato), alla sua costante perdita di valori ancora così spocchiosamente sbandierata nonostante le tante, troppe contraddizioni, l’antimilitarismo così sfacciatamente sbandierato, le riflessioni sulle religione intesa come summa di frasi fatte e vane promesse azzerate quando loro, i morti, decidono di uscire dalle tombe. Allegorie che solo un cieco può decidere di non vedere. Certo, visto con gli occhi di oggi (Zombi ha quasi 40 anni, essendo andato nelle sale nel 1978), la denuncia rimane fortissima per ciò che concerne l’idea e la rappresentazione, ma ovviamente alcune realizzazioni presenti nella pellicola possono apparire datate o, finanche, retoriche.
Alzi però la mano chi non ha visto barlumi futuri di società che da lì in poi avrebbe preso sempre più piede, anche e specie da noi, nell’inizio fulminante e geniale, con la tv spazzatura (lo stesso regista, George Romero, ripresosi in una cameo come impiegato della stazione tv) che cerca disperatamente una risposta alla terribile resurrezione, riuscendo solamente a mandare tutto in vacca. Alzi la mano, tra di voi, chi non ha sempre ben a mente le riprese del centro commerciale (e non supermercato come troppo spesso si sente dire a sproposito di questo titolo) affollato di morti viventi che tentano irrazionalmente di entrare, ogni qual volta si trova in fila per accedere da qualche parte, in un evento o luogo pubblico. 
George Romero ha segnato indelebilmente la storia del cinema, non solo horror, scegliendo di girare questo film. Sono tanti, tantissimi, coloro che, pur non avendolo visto, sono in grado di saltar sulla sedia appena accenni loro la trama.
Zombi - Dawn of the Dead ha segnato intere generazioni.
Vero è che il sangue, lo splatter, c’è eccome: teste che esplodono sotto i colpi di fucili a pompa,  arti strappati, personaggi divorati vivi.
Si era mai visto nulla di simile, fino a quel momento? No.
Di sicuro c’era stato del sangue, prima di allora: Herschell Gordon Lewis, per esempio, o tutta la filmografia della Hammer degli anni ’70, oppure il nostro Dario Argento (specie con Profondo rosso e Suspiria) avevano provveduto a inondare gli schermi cinematografici con secchiate di liquido ematico, ma mai si era veduto uno zombi strappare e poi mangiare un braccio di un personaggio mentre questi era ancora vivo e scalciava. Mai la famiglia tradizionale americana era stata scardinata in maniera così violenta e angosciante da dentro, come nell’immortale scena della donna che crede di veder tornare suo marito, ormai ridotto a un morto vivente, venendo quindi morsa orribilmente sul collo. 
La pellicola di Romero è un’apocalisse, un incubo senza speranza e senza fiducia, ogni personaggio è rivestito di un pessimismo cosmico che porta qualcuno di loro, addirittura, a meditare il suicidio, come nella scena finale che vede protagonista l’iconico Peter (Ken Foree).
È così, dunque? E’ proprio tutto così? Solamente in parte.
Sull’essere umano il regista di origini portoricane non nutre alcuna simpatia, questo è evidente sin dalle prime battute. Che siano atletici soldati, aspiranti cacciatori di zombi o, addirittura, giovani donne incinte, l’umanità è vista come ricettacolo di debolezze, vanaglorie, gratuite malvagità. Il morto vivente romeriano non è truce, non spaventa come quelli di Jorge Grau o Lucio Fulci. Non ha alcuno interesse nel farlo: è semplicemente l’altra parte di noi, lo specchio, l’avvertimento post comunista di come, alla fine, saremo tutti quanti. Grigi, spenti, abitudinari, affamati.
La morte come unica, grande Democrazia. La (non) morte che, ritornando in attività (si fa per dire) chiude il cerchio di questa orrenda, putrida ruota. Lo zombi ha fame, è disperatamente incapace di capire il senso del nuovo ciclo vitale (si rifà per dire), e si aggrappa quindi alle vecchie abitudini che aveva una volta, quando era vivo.
Zombi comunista, quindi? Proletario? 
No, probabilmente solo sconfitto e senza quel dio tanto invocato quand’era vivo. La resurrezione è l’ultima, nichilista marcia di protesta.
Detto ciò, lo splatter (che proprio da qui divenne parola di uso comune) non è mai fine a se stesso, non è mai adoperato per disgustare, irretire o gonfiare il film. Fa parte della narrazione, talvolta sonnolenta, che insaporisce il piatto di una trama, tutto sommato, assai semplice:
Dopo il suo esordio, 10 anni prima, con il seminale La notte dei morti viventi (Night of the living dead), Zombi ne prosegue con efficacia e coerenza il filo narrativo, con i morti ormai minaccia riconosciuta in tutto il mondo, e il quartetto di protagonisti (tutti attori semi sconosciuti) che, persa la speranza nei governi e nei propri rappresentanti, decide di fuggire in elicottero, scegliendo come oasi incontaminata una vasta zona industriale in cui torreggia il simbolo assoluto del consumismo e del finto benessere americano (e poi mondiale): un centro commerciale. 
Qui, com’è poetica romeriana, lo zombi sarà l’ultimo dei problemi.
Si diceva dei soldi per finanziare il film: Romero li cercò in tutto il mondo, ivi compresa l’Italia, dove una parte dei finanziamenti ce li mise la società di Argento e suo fratello Claudio, che finiranno per occuparsi (bene, a mio avviso), dell’edizione europea del film, tagliandolo di ben 19 minuti e aggiungendovi la suggestiva colonna sonora dei Goblin, al posto di un’improbabile musica jazz che Romero aveva comprato già fatta avendo terminato i fondi. Poi Germania, Giappone e l’umanamente discusso Richard Rubinstein per gli Stati Uniti. 
Gran parte di questi soldi, probabilmente, finirono negli effetti speciali, curati dall’eccellente ex reporter in Vietnam Tom Savini (che fa anche una particina nei panni del motociclista teppista Blade) che si diletta in truculenze varie e assortite di cui abbiamo già parlato. Degli attori si è detto, solidi caratteristi dagli stipendi adeguati, e sulle locations... beh, quelle vennero messe a disposizione della troupe dal proprietario del centro commerciale, dalla chiusura all’apertura successiva, a patto che la costruzione, per sfamare la dea pubblicità, fosse ben visibile in ogni sequenza lì girata. In pratica la produzione rimase chiusa intere notti lì dentro, finendo per una convivenza forzata che soltanto la paziente calma di Romero riuscì a gestire. 
Alcune curiosità: 

*La sceneggiatura di Zombi, scritta interamente da George Romero, venne realizzata a Roma, quando egli fu ospite dell’amico Argento. Questa, all’inizio, era molto più corposa del girato finale, e gli “scarti” servirono per dirigere, 7 anni dopo, quell’altro capolavoro totale (e maggiormente claustrofobico) che é Il giorno degli zombi.
*Alcuni dei morti viventi senza braccia che si vedono deambulare nel film, sono interpretati da veri portatori di handicap.
*Tom Savini tornerà a interpretare Blade e il suo machete in La terra dei morti viventi, del medesimo regista, nel 2006.
*Tutti gli attori messi in scena hanno avuto carriere diverse da quelle attoriali, seppur in ambito cinematografico, a eccezione di Ken Foree, tutt’ora attivo come caratterista in diversi film, ivi compresi Halloween - The beginning (2007) e La casa del diavolo, 2005, entrambi per opera del regista / musicista Rob Zombie!
*Nel 1988 venne distribuito un videogioco che si rifaceva alle tematiche del film, con tanto di atterraggio iniziale sul tetto del centro commerciale.
*Nel 1981 Bruno Mattei, non a caso col nome d’arte Vincent Dawn, dirige un pazzo, scombinato e divertente horror movie sulla falsariga di Zombi, riciclando la colonna sonora italiana e le tute blu dei protagonisti principali: Virus, l’inferno dei morti viventi.
*Nel 2004 Zack Snyder dirige un disastroso sequel con protagonisti Ving Rhimes e Sarah Polley.
*Ancora oggi il film circola nei cinema di tutto il mondo, grazie a festival e club di appassionati. Nel 2016, addirittura, è stata presentata la versione restaurata a Venezia, ospite Dario Argento.
*Il centro commerciale del film si trova in Pennsylvania.
*La sceneggiatura originale prevede una fine tragica per entrambi i protagonisti finali, mai girata.
*La moglie di Romero, Christine Forrest, compare nelle vesti di un’impiegata della rete televisiva, a inizio film.
*Probabilmente, anche il motociclista vestito da Babbo Natale che fa parte della gang, è interpretato dal regista statunitense.
*In Italia il film è vietato ai minori di anni 18.
*Il popolare videogioco della Capcom Deadrising, uscito nel 2004, deriva chiaramente dal capolavoro romeriano.
*Il numero 1 di Dylan Dog, oltre ad avere il titolo originale della pellicola, L’alba dei morti viventi, vede i tre protagonisti (Dylan, Sibyl e Groucho), sedere al cinema per rivedere proprio questo film.
*Zombi è citato anche in un racconto di Joe Hill, figlio di Stephen, Bobby Conroy torna dalla morte.
*Il manifesto cinematografico di Zombi compare a sorpresa nel manga di Osamu Tezuka Don Dracula, più precisamente nell’albo numero 1, spaventando il protagonista!
*L’alba de morti dementi, girato nel 2004, è una parodia ispirata chiaramente a Zombi.
*Zombi uscì, in anteprima mondiale, a Torino, il 2 settembre, per volere di Dario Argento.
*Gli zombi, centinaia, che assediano il centro commerciale, sono tutti interpretati dagli abitanti di Pittsburgh, città di provenienza del regista, spesso conoscenti di Romero stesso, di varia età ed estrazione sociale, avidi di una partecipazione alla pellicola.




Zombi (Dawn of the Dead)
1978
Usa / Italia
Regia George A. Romero.
Durata da 119 a 156 a seconda dell’edizione. Di quella da 156 non si hanno prove effettive.
Colore.
Genere orrore, dramma, azione.
Soggetto e sceneggiatura George A. Romero.
Produttori Claudio Argento, Alfredo Cuomo, Richard P. Rubinstein, Donna Siegel.
Fotografia Michael Gornick
Montaggio George A. Romero per gli Stati Uniti, Dario Argento per l’Italia.
Musiche Goblin per l’edizione europea. Non accreditate per la versione originale.
Scenografia Barbara Lifsher.
Personaggi, interpreti e doppiatori:
Peter - Ken Foree - Glauco Onorato
Roger - Scott H. Reiniger - Manlio De Angelis
Stephen - David Emge - Cesare Barbetti
Fran - Gaylen Ross - Vittoria Febbi


mercoledì 30 ottobre 2019

L'occhio del cinema: Le cinque giornate.

Sin qui unico film non di genere horror / thriller girato da Dario Argento nel 1973, questo "Le cinque giornate", ispirato a un fatto realmente accaduto nel 1848, allorché la ribellione dei milanesi, allora Milano era la capitale del regno lombardo veneto, contro gli oppressori autriaci, generò una serie di conseguenze che portarono a una (prima) guerra di indipendenza italiana. Questa pellicola, in realtà, è stata girata prevalentemente a Pavia, e di Milano c'è ben poco.

Il film di Dario è veloce, divertente, ben costruito: uno dei suoi migliori, a parere di chi scrive. Tra gli interpreti vi sono Adriano Celentano, Marilù Tolo ed Enzo Cerusico.
Va recuperato assolutamente.

Nella foto di scena il protagonista, Celentano (che interpreta Meo Cainazzo) con il regista del film.
Ne parleremo ancora, anche di questo.