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giovedì 4 febbraio 2021

Libro del giorno: I morti viventi.

 

Oggi sarebbe stato il compleanno di George A. Romero, quello che è, probabilmente, il mio regista preferito.
È buffo e un po' malinconico che sia anche il giorno in cui abbandono la lettura del suo romanzo "I morti viventi", dopo cento, tribolatissime pagine.
So bene che se uno ha primeggiato nella canzone, nella scultura o nella regia non automaticamente può eccellere in un'altra arte, anzi! Ho sempre diffidato di quelli che: cantano, ballano, dirigono, interpretano, scrivono Topolino e Zora, disegnano e nei week end pitturano le pareti del cesso.
Limite mio, presumo.
Eppure le sceneggiature con quei dialoghi magnifici di Romero avevano acceso in me visioni letterarie paradisiache, con quei suoi personaggi carismatici e controcorrente, le eroine tostissime, i comprimari dolenti e le città immerse in situazioni catastrofiche.
Qui, in "I morti viventi", ho trovato solo tanta confusione e una maniera di scrivere che tenta di imitare Stephen King.
Un consiglio che vale per tutti: se non siete Usain Bolt non correte con Usain Bolt.
So che i due, Romero e King, erano molto amici, nulla esclude che George una telefonata a King l'abbia fatta, per avere almeno un'idea su come si scriva un buon romanzo, invece è uscito un pasticcio.
Non so quanto ci sia del regista in questo romanzo, né cosa abbia messo di suo Daniel Kraus, che l'ha finito (Romero è scomparso nel 2017) quel che so è che quasi niente funziona. Quando seppi dell'uscita del libro, lo scorso anno, rimasi assai sorpreso: non avevo notizia che il padre dei moderni zombi si fosse dato alla narrativa, sapevo che sceneggiava fumetti, qua e là, ma di romanzi interi... quindi non so quanto abbia scritto effettivamente in questa sua prima e purtroppo ultima fatica letteraria. Qualcuno potrebbe dire: "più avanti, magari, funziona!", ma è una regoletta che con me non vale; al lettore gli devi mettere subito le manette ai polsi, sennò chiude il libro e va via.
E dopo non lo riprendi più.
Io sono andato via.
Mesto, deluso, e un po' triste.

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